Lo spremiagrumi di Starck

LA PICCOLA STORIA DI UN OGGETTO

LO SPREMIAGRUMI
DI PHILIPPE STARCK

Di Mélina Gazsi

Chi non ha mai spremuto un limone in vita sua? E chi non ha mai imprecato contro il disordine dei cassetti della cucina per trovarne uno?

Perché, come tutti sanno, gli spremiagrumi finiscono sempre in fondo ai cassetti. Ma non quello creato da Philippe Starck per il marchio di design italiano Alessi.
Per lui è tutto il contrario.

Una bizzarra rivoluzione in cucina! Si mette in mostra e troneggia sul piano di lavoro, anche se alcuni dicono che non sia proprio efficace nella sua funzione di spremere i suddetti limoni… In ogni caso, si pavoneggia e non nasconde la sua brillante muscolatura da atleta che avrebbe assunto qualche farmaco extraterrestre. Perché, che lo si veda come un diavoletto avanguardista, un alieno della cucina o un ragno appollaiato sulle sue tre lunghe zampe, modellato in lucente fusione di alluminio, misura quasi 30 centimetri d’altezza… Un colosso, in un certo senso, che è finito per diventare un prezioso oggetto di decorazione, una scultura e persino un appendiabiti di gran classe!

Sul fronte  portafoglio, ci sa fare: costa (solo) 75 euro. Sembra durare tutta la vita e oltre, e rappresenta senza dubbio la migliore vendita di Alessi, poiché dalla sua uscita nel 1990 ne sono stati venduti più di 2 milioni di esemplari; e se ne vendono circa altri 50.000 all’anno.Un tale successo, inevitabilmente, fa parlare… E alcuni si chiedono ancora se Alessi non avesse ordinato al designer francese, piuttosto, una burriera o un vassoio. Si raccontano così tante storie su questo spremiagrumi. Sentite questa: un amico mi diceva l’altro giorno che avrebbe dato origine a tanti misteri quanti la Gioconda di Leonardo da Vinci…

Non esageriamo! Anche se un simile paragone non dispiacerebbe né alla nostra star del design francese, a cui piace fare sempre di testa sua, né a tutti coloro che venerano questo oggetto quotidiano come un’icona. Anzi, come un’opera d’arte.Del resto, è esposto in numerosi musei del mondo.Compreso – ma questo va da sé – in quello della fonderia creata nel 1921 da Giovanni Alessi e suo fratello nella cittadina di Omegna, in Piemonte, a un centinaio di chilometri da Milano.

Si dice inoltre — e questo sembra avvicinarsi di più alla realtà — che alla fine degli anni ’80 Alberto Alessi avesse chiesto a sei designer, tra cui Philippe Starck, di realizzare un oggetto d’uso quotidiano. Quell’estate, il designer si trova in Italia e pranza in un ristorante della costa amalfitana, gustandosi un piatto di calamari. Ma poiché non si concede mai tregua nel pensare, immaginare, sognare e disegnare, ecco che ripensa alla commissione… E si racconta ancora che, proprio mentre spremeva il limone, con pochi tratti di matita abbia schizzato sulla tovaglia i contorni di un possibile spremiagrumi! Quel disegno fa parte oggi degli archivi del museo Alessi.

Ciò che si dice meno è che l’unione tra Starck e Alessi è quella di un duo di poeti. Ebbene, lo dico io! Perché l’uno, inventore geniale, è certamente un poeta. L’altro, “intrattenitore della tavola”, è un industriale che avrebbe voluto essere alla guida di una galleria d’arte. Così, per far durare l’eredità delle officine della fonderia di famiglia, ha avuto l’idea luminosa di creare oggetti d’arte unici, sebbene prodotti in serie. È qui tutto il meraviglioso paradosso.

Un oggetto di conversazione

Per l’uno, questo spremiagrumi, più estetico che utile, non ha bisogno di spremere bene i limoni perché serve a emozionare e soprattutto a intavolare conversazioni. Provate… vedrete…
Per il secondo, « i valori estetici e poetici di un oggetto sono la più sicura molla d’acquisto », e poiché il mercato è « una testa dura che vuole sempre essere sorpresa, lo si convince con la creatività, non con il marketing ». Tiè!

D’altronde, Starck non chiama forse Alessi «il mercante di felicità»? E cosa chiedere di più ai nostri oggetti quotidiani se non di portarcene un po’, di felicità?

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