19 Feb LE PANCHINE PUBBLICHE PARIGINE
LA PICCOLA STORIA DI UN OGGETTO
LE PANCHINE PUBBLICHE
PARIGINE
Le prime misure di allentamento legate alla pandemia di COVID-19 sono appena state annunciate e già si vedono affluire più di 700 persone all’Hôtel Drouot.

Ma cosa succede dunque questo 18 maggio 2021 nelle sale 5 e 6, tradizionalmente ovattate, di questa casa d’aste del 9° arrondissement di Parigi? Una vendita eccezionale? Affatto. Ma una vendita molto parigina.
Battezzata “Paris, mon amour”, è orchestrata dal banditore Christophe Lucien, che in quel giorno disperde pezzi emblematici che profumano della vita della capitale: quadri, disegni, stampe e alcuni altri pezzi molto belli. Ad esempio, gli spartiti originali delle mitiche canzoni “Mon manège à moi” e “Mon truc en plumes”, firmate da Jean Constantin. O ancora la facciata in ceramica del famoso ristorante “l’Assiette au beurre”. Belle aste in prospettiva.
Per i più modesti, un acquisto sembra maggiormente alla loro portata. È una panchina pubblica stimata 400 euro. Ma non si fa i conti con un piccolo colpo di scena che si verificherà nel momento in cui il martello d’avorio del signor Lucien sospende il suo volo… Ecco la panchina ritirata dall’asta per essere venduta a trattativa privata.
Chi è il misterioso acquirente? Un principe saudita? Un oligarca russo? No, è un collettivo parigino che ha creato un fondo per lasciare a Parigi la sua illustre panchina. Dei “Signor e Signora chiunque”, uomini e donne legati al loro ambiente, che si “ribellano” quando si toccano le “viscere” della capitale, nostalgici, innamorati, anche politici… Insomma, è tutto un mondo che perde i propri punti di riferimento di fronte a una Parigi che cambia troppo in fretta per i loro gusti.
È vero che una panchina in una città è un simbolo forte del vivere insieme, dell’incontro inaspettato o al contrario dell’appuntamento che si aspetta… O dello scambio improbabile che sarà per sempre associato a un momento della vostra vita. È anche la scoperta di un lavoro negli annunci economici, di un libro di cui si è appena iniziata la lettura, un flirt adolescenziale, un vicino perso di vista ritrovato per caso, la gioia proibita di dare da mangiare a qualche piccione, il bisogno di riprendere fiato dopo una festa, e per alcuni godere più umilmente di quello spazio che non si ha a casa, e più prosaicamente ancora un luogo per dormire… E poi, ecco, una panchina per la semplice voglia di sedersi in modo contemplativo!
E se voi avete una storia personale con questa panchina, ebbene lo immaginate, anche questa panchina ha una storia. Torniamo dunque al tempo in cui, per volontà imperiale, verso gli anni 1860, il Barone Haussmann, prefetto di Parigi, ricostruisce il cuore della capitale. Sorgono palazzi, con strade, viali, piazze, monumenti e parchi. Tutto deve essere accogliente, pratico, bello se non lussuoso. Sì, Parigi sarà la città più bella del mondo. Allora ci si dà da fare per installare lampioni, chioschi della musica, fontane e… panchine!
Attorno al Barone lavorano i migliori progettisti, architetti, artisti o ingegneri. Tra loro, l’architetto Gabriel Davioud. È lui l’ideatore della panchina di Parigi. Ha tutto dalla sua, questo Gabriel: una formazione d’oro all’Ecole des Arts Décoratifs, un passaggio notato all’Ecole des Beaux-Arts, un Prix de Rome… Tutto questo gli vale dunque l’onore di integrare quel cenacolo di artisti ed esperti che ridisegnano Parigi.
E ne farà di cose: lo Châtelet, il Théâtre de la Ville, il Palais du Trocadéro, è lui. Ancora lui, l’immancabile fontana Saint-Michel e le cancellate del Parc Monceau… E sempre lui, le edicole dei giornali e la sua famosa panchina, fronte-retro! Che idea geniale!
L’anatomia di una leggenda
Con i suoi sei posti a sedere su due volte due doghe di quercia imbullonate e dipinte color verde bronzo, nonché uno schienale dello stesso materiale, fatto di un’unica tavola rettangolare, fatta scorrere tra due anelli oblunghi. E se guardate i suoi piedi, vedrete la sua base in ghisa grigia ornata con lo stemma della Città di Parigi. Con una dimensione di 2,25 metri e 124 chili, la panchina Davioud è la prima generazione di panchine pubbliche parigine.
Che ha ispirato tanto… da Brassens a Renaud, da Flaubert ad Apollinaire, da Prévert ad Aragon, passando per il pittore Caillebotte… Ha ispirato così tanto che è diventata una leggenda. Dove è ancora bello leggere, telefonare, baciarsi, mangiare un boccone, chiacchierare, smaltire una sbornia e a volte sdraiarsi… Dai, la prossima volta, forse ci farete una piccola pausa, sulla Davioud! E perché non intorno alla statua della Marianna, in place de la République, dove 17 esemplari hanno fatto il loro ritorno!

No Comments