Anna e Giulio Castelli – La maison Kartell

SAGHE DELLE MAISON


KARTELL

Di Mélina Gazsi

Di tutti i materiali, la plastica è il mio preferito! L’incredibile avventura di una coppia che ha introdotto la plastica nelle nostre case.

Kartell è una maison, un materiale e dei designer. Questa maison è prima di tutto una donna e un uomo. Uniti nel 1943 dal matrimonio, lo saranno ancora di più dalla passione per il design e la modernità. Il materiale è la plastica. Quanto ai designer, come vedremo, sono una moltitudine. Sia quelli degli inizi che hanno intrapreso l’avventura e testato la plastica in tutti i suoi possibili usi, sia quelli che hanno reso Kartell l’azienda che è oggi, a cominciare da Philippe Starck.

Una coppia proiettata verso il futuro

La donna è Anna Ferrieri, una delle prime donne laureate in architettura al Politecnico di Milano, nel 1943. Piuttosto letteraria, si muove, grazie al padre giornalista,  in un ambiente di scrittori dove si tengono salotti con James Joyce, Thomas Mann e Luigi Pirandello. Un bel mondo insomma!

Lui, Giulio Castelli, è un ingegnere chimico. Appena laureato, vuole esplorare le potenzialità della plastica con l’idea di introdurla nell’habitat . Bisogna dire che si è formato mirabilmente con lo scienziato Giulio Natta, che vincerà il Premio Nobel per la chimica nel 1963 per i suoi lavori sui polimeri. È nell’aria, l’Europa si sta ricostruendo. La plastica potrebbe essere quel nuovo materiale che rivoluzionerà gli oggetti che ci circondano.

Nel 1949, fondano Kartell. È Anna a immaginare il nome e a disegnare il logo del marchio. Il primo oggetto realizzato nel 1949 dal giovane imprenditore non è un mobile, ma un portasci composto da un set di cinghie elastiche. Questo sistema sarà poi brevettato dall’azienda Pirelli. Poi arriveranno i famosi oggetti e utensili per la casa (secchio, bacinella, scolapiatti…). Dal 1958, i Castelli lanciano il laboratorio interno, Labware. Qui si testa il nuovo materiale da ogni angolazione.

Quando le ricerche dei Castelli portano il primo frutto

Da queste ricerche nascerà nel 1964 una prima sedia, la 4999 di Marco Zanuso e Richard Sapper. Destinata ai bambini, è soprattutto la prima sedia al mondo in plastica e varrà al marchio il suo primo Compasso d’Oro. Nel 1967, nasce la sedia Universale 4867 del designer Joe Colombo. È il primissimo modello al mondo ad essere stampato a iniezione.

Poi, sarà una serie di sedie impilabili create dalla stessa signora Castelli, che lancerà due anni dopo un nuovo tipo di arredamento: i Componibili. Questi buffi elementi di archiviazione cilindrici modulari sono oggi icone del design, immensi bestseller che si trovano in tutto il mondo. In appena due decenni, i Castelli cambieranno l’intera vita domestica degli italiani e poi degli europei. Perché tutti questi oggetti in plastica sono belli, non troppo costosi e colorati!

Ridare nobiltà alla plastica

Alla fine degli anni ’80, il materiale rivoluzionario non è più quello di una volta. Languisce sotto apparenze antiquate. Il salvatore arriva nel 1988. È Claudio Luti. Ex braccio destro dello stilista Gianni Versace e marito della figlia della coppia fondatrice di Kartell, rileva il marchio e ne diventa il presidente. C’è molto da fare e un’immagine da restaurare. Luti punta tutto sulla ricerca, l’innovazione e scommette su collaborazioni con designer e architetti internazionali: Ron Arad, Antonio Citterio, Ferruccio Laviani, Piero Lissoni, Enzo Mari, Alberto Meda, Vico Magistretti, Tokujin Yoshioka, Patricia Urquiola… Senza dimenticare Philippe Starck.

L’era della plastica trasparente

Nel 1999, Kartell sviluppa la prima sedia al mondo in policarbonato. Plastica completamente trasparente. È stata disegnata da Philippe Starck, grande difensore del design democratico. Sarà la Marie. Poi, Claudio Luti e Philippe Starck spingeranno oltre l’abilità tecnica fino a creare una poltrona. La Louis Ghost, un successo planetario venduto in 1 milione di copie nel mondo! All’azienda sono voluti più di quindici anni di ricerca per perfezionare questa famosa trasparenza. E ci vorranno altri lunghi anni di R&S per passare dal peso di 3 chili della sedia Marie ai 30 chili del divano Uncle Jack di Starck, il più grande esempio al mondo di policarbonato trasparente stampato a iniezione.

Dopo la trasparenza, il vegetale

Oggi, la plastica non ha più una buona reputazione. Ma non è un colpo fatale per gli eredi Castelli, niente affatto. Il genero di Giulio Castelli vorrebbe continuare a esaudire i desideri del suocero sviluppando, con i materiali del suo tempo, “tecnologie di produzione mirate al risparmio di materiale e all’efficienza del processo”. Questo è stato fatto nel 2016, con l’Organic Chair firmata dall’architetto Antonio Citterio, utilizzando un materiale vegetale, innovativo e sostenibile.

L’impegno della terza generazione
L’obiettivo della famiglia, guidata da Lorenza e Federico Luti, si colloca tra creazione, tecnologia e rispetto dell’impegno definito nel manifesto “Kartell loves the planet”. “L’arsenale del futuro”, secondo Claudio Luti. Non è forse anche questo il design: migliorare la vita quotidiana?

All’alba dei suoi 80 anni, Kartell sembra intraprendere questa strada ed essere riuscita a mantenere un bel vantaggio tecnologico. L’azienda si schiera risolutamente a favore della sostenibilità. I materiali di punta come la plastica riciclata, il polipropilene, l’ABS e il PMMA sono ottenuti da scarti industriali puri. Il legno proviene da foreste certificate. I materiali biologici derivano da un processo che utilizza scarti agricoli. Il policarbonato 2.0 genera una trasparenza verde da scarti di carta e cellulosa. Le ceramiche e i tessuti sono realizzati con materiali riciclati fino a finiture biologiche e senza solventi chimici.

Partagez cette page
No Comments

Sorry, the comment form is closed at this time.