La Bic Cristal

LA PICCOLA STORIA DI UN OGGETTO


LA BIC

Di Mélina Gazsi

Il 3 settembre 1965, il Ministero della Pubblica Istruzione francese entra in lutto. Una “grande signora” ultra-centenaria ha appena esalato l’ultimo respiro.

La piuma Sergent Major non esiste più. Dopo aver a lungo esitato, il ministro dell’epoca autorizza finalmente 11 milioni di scolari — cresciuti fino ad allora nel culto dei tratti spessi e sottili, dell’inchiostro viola Pelikan, del calamaio in porcellana, della carta assorbente e delle brutte macchie che costavano punti di merito — ad abbandonare lo storico strumento del sapere: la Piuma… a favore di un tubetto di polistirene chiamato penna a sfera e soprannominato più familiarmente BIC.

Dire che la circolare 65-338 cambi per sempre la vita dello studente francese è un eufemismo. Eccolo improvvisamente in possesso di un oggetto “due in uno”: uno strumento che non ha bisogno di essere intinto nell’inchiostro ogni cinque parole scritte e una cerbottana che gli permette di bombardare i compagni di classe con palline di carta masticata.

Il barone Bich, capo dell’azienda, ha vinto la sua battaglia. Già dal 1960, infatti, con la collaborazione del celebre pubblicitario (all’epoca si diceva cartellonista) Raymond Savignac, non era forse un piccolo scolaro con la testa a forma di sfera a promuovere il marchio, sostituendo lo slogan “corre, corre, la punta Bic”? Uno scolaro, sì, perché sono proprio loro a rappresentare almeno il 40% delle vendite della suddetta Bic.

Ma parliamo un po’ della storia di questa rivoluzione che esplose nel mondo della scrittura. Torniamo a poco prima della guerra. A Parigi, nel 1938, due ungheresi, i fratelli BIRÓ — László József, giornalista, e György, chimico — depositano un brevetto. Avevano osservato innanzitutto l’estrema rapidità di asciugatura dell’inchiostro da stampa, ne avevano poi risolto i problemi di viscosità e avevano infine inventato la famosa pallina che ha dato vita a questo oggetto geniale!

Ma erano ancora lontani dal traguardo: la sfera non girava bene, la penna perdeva e l’inchiostro si raggrumava. In fuga dalla guerra e dalle leggi antisemite, László emigra in Argentina nel 1940 con il nome di Lisandro José; sarà raggiunto dal fratello tre anni dopo. Un nuovo brevetto viene depositato il 10 giugno 1943 sotto il nome della società appena creata, la Stylo BIRO. Lo strumento rivoluzionario si chiama Birome. Viene persino adottato, in quei tempi di guerra, dalla RAF, la Royal Air Force. Bisogna dire che lassù, nel cielo, la Birome fa miracoli.

Dopo la guerra, nel 1949, il barone Marcel Bich riacquista dai fratelli Biró il prezioso brevetto. Ma chi è questo barone? Un imprenditore di origini italiane che è stato, nell’ordine, fattorino, rappresentante e direttore della società  Stephens’ Ink. L’acquisto del brevetto dei fratelli Biró potrebbe essere una boccata d’ossigeno per colui che, nel 1945, ha investito insieme a Édouard Buffard 50.000 franchi in un modesto laboratorio: un’azienda chiamata PPA (Stilografiche, Portamine e Accessori) in impasse des Cailloux a Clichy.

Gli inizi sono più difficili del previsto. Ci vogliono ben due anni per perfezionare la sfericità della pallina presso degli orologiai svizzeri. Ma quando tutto è pronto, si parte a tutta birra! Ed esattamente poco prima del Natale 1950 che nasce la famosa BIC Cristal. Il primo prodotto “nomade” usa e getta.

Ma non è ancora tempo di cantar vittoria! Perché pur essendo rivoluzionaria, viene comunque giudicata molto brutta e troppo cara! Costa 0,50 franchi quando la baguette e il francobollo costano 0,15.
Inoltre, far inserire nei cataloghi dei rivenditori una penna a sfera a un prezzo del genere non è una passeggiata!

La Bic Cristal è davvero così brutta? No, non proprio, ma nemmeno incredibilmente glamour. Anche se il suo corpo rigido, esagonale, in polistirene trasparente (cioè in plastica), permette di controllare il livello d’inchiostro disponibile. Se volete saperne di più… diciamo che il tubicino-cartuccia in polipropilene contiene 0,4 grammi di inchiostro a base d’olio, con un tempo di asciugatura di 2 secondi, e che la famosa sfera — che non si blocca e non sbava neanche un po’ — è in acciaio inossidabile e successivamente in carburo di tungsteno.

© BIC

© BIC

© BIC

Quanto al cappuccio con la clip, fa la felicità dei magazzinieri visto che ormai solo il macellaio terrà ancora la matita sull’orecchio.

E tutto questo pesa solo 5,80 grammi, misura appena 14,3 cm e garantisce 2 km di scrittura con una durata di 3 anni. Allora, d’accordo, non sarà “glamour” ed è cara, ma visto che sembra super efficace, robusta e non sbava, andrete sicuramente meno spesso in tintoria. Quindi, tutto sommato, conviene!

Oggi, è da tre quarti di secolo che la Bic scrive. Conoscete molti prodotti che, in quasi settantacinque anni, non hanno mai cambiato look? È il caso della Bic Cristal.

Ah, ma non è del tutto esatto… Perché, nel 1991, è stato aggiunto un piccolo foro sulla punta del cappuccio per evitare il soffocamento dei bambini che lo avessero ingerito per errore. Non sappiamo se sia mai successo davvero!

Infine, se volete brillare in società, stupire la suocera a Trivial Pursuit o vincere a Chi vuol essere milionario o chissà cos’altro… sappiate che i francesi ne hanno acquistati 100 milioni e il pianeta 100 miliardi!

L’omaggio di Umberto Eco
Sappiate anche che, parlando in termini più letterari, il grande scrittore italiano Umberto Eco descriveva la Bic con queste parole: «Nata volontariamente brutta e diventata bella perché pratica, economica, industrializzata e organica, è l’unico esempio di socialismo che abbia annullato il diritto di proprietà e ogni distinzione sociale».

Forza! Sfoggiate la vostra Bic!

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