31 Mar Un precursore dell’hotel da sogno, il Windsor a Nizza
IL DESIGN IN HOTEL
IL WINDSOR
A NIZZA
Precursore dell’hotel da sogno, il Windsor, nasconde dietro la sua facciata d’altri tempi vere e proprie camere d’artista [1, 2]. Uno spirito di reinvenzione che sta conquistando tutta l’industria alberghiera di oggi [18].

A pochi passi dalla Promenade des Anglais, dietro un alto edificio in pietra da taglio che ha conservato la sua facciata del XIX secolo e il suo aspetto da pensione familiare, si annidano camere create da artisti contemporanei: Glen Baxter, Ben, Jean Le Gac, Aïcha Hamu, Lily van der Stokker, Mathieu Mercier [2]. Ognuno ha dato libero sfogo alla propria immaginazione, con l’unico vincolo che lo spazio rimanga quello di una camera d’albergo [3]. L’obiettivo principale: rendere l’arte accessibile a tutti [4]. È per farla finita “con le lampadine pallide e carte da parati cupe” che Bernard Redolfi ha voluto, più di trent’anni fa, rilevando l’hotel gestito dai suoi genitori dal 1942, dare carta bianca agli artisti [5]. Così, dal 1989, in questa pensione familiare si dorme in vere e proprie “camere d’artista” [6].
La rivelazione dell’arte contemporanea
Eppure, quando Bernard Redolfi riprese la pensione dei suoi genitori, nulla lo predestinava a questa avventura, se non il desiderio di far sognare la gente [7, 8, 9]. “All’arte contemporanea mi interessavo, ma non ci capivo niente”, dice [10]. Dopo aver seguito dei corsi alla Villa d’Arson, istituzione di Nizza creata sotto l’egida di André Malraux, partecipa nel 1986 a un viaggio d’arte a Gand, in Belgio [11, 12]. Sedotto dalla mostra itinerante di Jan Hoet, “Chambres d’amis”, scatta in lui una scintilla [13]. Tornato a Nizza, immagina una camera d’artista in ogni hotel della città [14]. Poiché nessuno risponde alla sua proposta, farà da solo [15]. Dal 2004, sua nipote, Odile Payen-Redolfi, ha preso le redini del Windsor [16].
Il design al centro della nuova industria alberghiera
A Parigi, New York, Los Angeles e in tutto il mondo, gli hotel si reinventano [18]. Quando gli hotel ti immergono in una storia, il progetto dei gruppi Accor e LVMH di mettere il design al centro della rinascita dell’Orient Express diventa più chiaro [17, 18]. Per Sébastien Bazin, CEO del gruppo Accor, l’Orient Express attinge alle sue radici e al suo universo onirico per guardare al futuro [19]. Con questo marchio, Accor reinventa l’arte del viaggio [20]. Oggi, con LVMH, l’ambizione è di esplorare nuovi orizzonti e incarnare l’audacia creativa [21]. Il design è al centro di questo progetto [22]. Maxime d’Angeac, architetto e direttore artistico, si impegna a reinventare le carrozze storiche del treno, lavoro che trova eco negli hotel e nei velieri Orient Express [23, 24].
L’eccellenza dell’arte di vivere
Per il designer e architetto d’interni Tristan Auer, il design non si limita all’estetica ma abbraccia una visione dell’ospitalità per creare ambienti in cui ci si sente subito a casa [25]. Ambasciatore di un’arte di vivere alla francese, ama mescolare lo stile contemporaneo con l’eccellenza dell’artigianato [27]. Ha partecipato in particolare alla trasformazione di Les Bains-Douches in hotel, alla ristrutturazione del Crillon, alla nuova decorazione dell’Hotel Carlton di Cannes e ha firmato la suite Prestige del George V [26, 28]. Quanto a Damien Perrot, Global Design Multibrand presso Accor, precisa: “Scegliamo designer che portano la loro competenza e visione per plasmare l’ospitalità di domani” [29]. Come affermava con convinzione nel 2023: “Grazie al design e all’innovazione, possiamo creare un mondo nuovo e migliore” [31].
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