23 Mar VIAGGIO SUL PIANETA STARCK
RITRATTO DI CREATORE
VIAGGIO SUL
PIANETA STARCK
Il più celebre dei designer disegna tre oggetti al giorno. Dallo spazzolino da denti allo yacht di Steve Jobs, un tuffo nel cervello di un demiurgo.

Dai, per una volta facciamo un’eccezione – e per rituffarmi e farvi rituffare negli anni del quotidiano Le Monde – ecco cosa scrivevo nel gennaio 2013 sul lavoro del più celebre designer francese… Va bene, d’accordo, è passato un bel po’ di tempo! Perché da allora, Philippe Starck non è stato con le mani in mano… Torneremo sulle nuove creazioni del designer francese più famoso, e nel corso dell’avanzamento del webmagazine Le Dessous des Objets, aggiorneremo tutto… Ma dovremo muoverci in fretta, molto in fretta perché lui avrà sempre una lunghezza di vantaggio… Crea così tanto!
Inoltre, come darvi un’idea migliore della sua creazione straordinariamente prolifica, se non suggerendovi di dare un’occhiata al suo sito e consultare ciò che è stato pubblicato su di lui sulla stampa.
Nel cervello di Starck (Archivio 2013)
Philippe Starck è uno dei rari designer francesi, se non l’unico, ad essere conosciuto in tutto il mondo. Non solo dagli addetti ai lavori. Dice, senza falsa modestia, di ricevere ogni mese quasi duecento richieste per un’intervista, una proposta di mostra, un libro, una conferenza… e che le ignora quasi tutte. In trent’anni di attività, con più di diecimila creazioni all’attivo – disegna almeno tre oggetti al giorno – è il designer più prolifico e proteiforme. Alla fine del 2012, ha aggiunto un libro alla sua opera, intitolato Impression d’ailleurs. Che sorprende. Niente fotografie. Niente disegni. Nessuna rivelazione nemmeno sul designer e su come concepisce le cose e disegna.
Eppure, il ventaglio di creazioni firmate Starck forma un vero inventario alla Prévert: caffè, hotel, barche, porto, club, musei, spazzolini da denti, biciclette, illuminazione, specchi, mobili… Ma non ha voglia di addentrarsi nell’esercizio del making of. Non vuole nemmeno parlare di un 2012 ricco di una buona trentina di oggetti, e peraltro segnato dal decimo anniversario della poltrona Louis Ghost, edita da Kartell, un successo ininterrotto. Non menzionerà il conflitto finanziario che lo oppone agli eredi di Steve Jobs, scomparso nel 2011. Starck ha infatti disegnato lo yacht bianco e minimalista del fondatore di Apple, battezzato Venus, che misura quasi 70 metri di lunghezza ed è controllato da sette computer iMac allineati nella cabina di pilotaggio.
Un visionario democratico
Se Starck è un visionario, non è solo perché è stato il primo, con il Café Costes, inaugurato nel 1984 nel cuore di Parigi, ad aver inventato un luogo in cui ci si sente finalmente a proprio agio perfino nei bagni. La sua sedia in plastica trasparente è anche la più venduta al mondo: più di 1,5 milioni di esemplari. Ha disegnato nel 2010 la Freebox per Free, che rimane un oggetto compatto, elegante ed efficiente.
Il ristorante Ma Cocotte, al mercato delle pulci di Clignancourt, a Saint-Ouen, di cui ha realizzato l’architettura interna ed esterna, è un grande successo. Se n’è parlato così tanto che non riesce a capacitarsene: “Una sorta di follia, anche a livello mondiale, ho l’impressione di non aver fatto altro per tutta la vita”, confida.
Oggi attendiamo il prossimo pass Navigo, di colore metà parma e metà argento, che sarà messo in circolazione quest’anno per i trasporti nell’Ile-de-France. Ha creato gratuitamente questo oggetto di uso quotidiano, che ha “solo cercato di rendere elegante, sia attraverso il design, il gesto, per adornarlo di nobiltà, con la speranza che nobiliti le persone che lo useranno”. Il prossimo progetto? Una casa prefabbricata ecologica. “È l’unico interesse di questa professione credere che possa influenzare se non cambiare la vita.”
Ellissi, sensazioni, sentimenti
Philippe Starck è forse quell’artista che deriverebbe dal demiurgo, come afferma Michel Onfray in Écrits sur Starck. Demiurgo? La parola gli si addice. Non solo perché crea intensamente. Ma anche perché l’etimologia greca della parola fa riferimento all’artigiano. Una professione che rivendica, più che quella di artista.
Per comprendere Philippe Starck, il motore della sua creazione, bisogna abbandonare il tavolo da disegno ed entrare nel suo cervello. Ascoltarlo parlare. Osservare come funziona, moltiplicando ellissi, sensazioni, sentimenti, riferimenti all’inconscio. Fargli descrivere le sue notti e il suo sonno. Il suo rapporto con l’altro e con la società. Evocare la sua giornata tipo. Fargli parlare di suo padre, André Starck, ingegnere-inventore-progettista di aerei. Affrontare anche le sue paure, che lo avrebbero spinto, per “debolezza o facilità”, verso il design: “Se non avessi avuto paura, se avessi avuto fiducia in me stesso, se non avessi voluto rassicurarmi, non avrei fatto piccoli disegni.”
Per comprendere Philippe Starck, bisogna ascoltarlo parlarci del suo universo mentale, del suo modo di pensare e di vivere. Non esita a mettere in tensione la lista delle sue creazioni, “straordinariamente densa”, con la sua vita, che dice essere “di una densità inaudita”. E se il suo curriculum è di venti pagine, confida, con una risata, che, se è “allucinante”, si tratta di una “anomalia mentale” che si basa su un’immaginazione dalle “sorprese fertili”. Questo è ciò che colpisce quando lo si ascolta, ed è la cosa più importante. Perché senza queste “anomalie mentali”, non ci sarebbero tutti questi oggetti che abitano la nostra vita quotidiana e che formano l’universo Starck.
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