Lo Zippo

LA PICCOLA STORIA DI UN OGGETTO


LO ZIPPO

Di Mélina Gazsi

Alcuni se ne ricordano, altri no. Ma sono pochi quelli che non ne hanno mai sentito parlare.

Siamo all’11 marzo 1984, sul set del celebre programma televisivo francese 7 sur 7. È quì che si alternano le grandi star dell’epoca e, quella sera, l’ospite è il compositore e cantautore francese senza dubbio più talentuoso di fine secolo: sto parlando di Serge Gainsbourg. O meglio, “Gainsbarre”!

Non rasato da almeno quattro giorni e dolcemente alticcio… altrimenti non sarebbe Gainsbarre! Disserta, sempre provocatorio, sui temi più disparati, tra cui la pressione fiscale a cui è sottoposto. Il 74% dei suoi guadagni, peraltro cospicui, gli viene confiscato dal fisco… È allora che, per illustrare il suo discorso, davanti a un conduttore sbigottito e a un pubblico di oltre 10 milioni di telespettatori pronti a gridare allo scandalo, estrae dalla tasca una bella mazzetta di “Pascal” — la banconota dal taglio più grande dell’epoca, ovvero un biglietto da 500 franchi. Ne prende uno in mano e con l’altra tira fuori il suo accendino, bruciando in diretta la banconota quasi per intero. Un atto sacrilego rimasto nella storia dei media. Talmente sacrilego che si era quasi dimenticato l’oggetto dello scandalo: l’accendino. Un accendino mitico: lo Zippo.

Gainsbarre non è l’unico fan sfegatato dello Zippo: nel 1984, quando il cantante tira fuori il suo in TV, ne sono già stati venduti nel mondo, dalla sua creazione nel 1932, quasi 200 milioni di esemplari: ne farebbero di mazzette di banconote “Pascal”… Oggi siamo a oltre 600 milioni. Una follia “incendiaria” come solo l’America sa generare.

Il suo inventore? Un certo George G. Blaisdell, GGB per gli amici, proprietario di un club a Bradford, in Pennsylvania. Una sera d’estate dei primi anni ’30, sulla terrazza del suo club, sta chiacchierando con un amico di ritorno da un viaggio in Europa. Ed ecco che l’amico, per accendergli la sua Camel, gli tende un ingombrante accendino a benzina austriaco, di quelli “anti-vento”.

Quella sera stessa, alle 22:45, George è così affascinato e colpito che decide di acquistarne immediatamente il brevetto e crea, sulla scia dell’entusiasmo, un modello chiamato Hurricane. Ma non dura a lungo:  è un flop totale.

Allora, George riflette. Gli viene un’idea geniale: quella di unire, tramite una cerniera, il corpo e il cappuccio dell’accendino, con l’inimitabile “clic” in chiusura (che decreterà il successo dello Zippo). Il nuovo accendino è alto solo 5 cm e porta il nome di ZIPPO, in riferimento alla famosa chiusura lampo (zipper).

Un colpo di genio di marketing
Secondo colpo di genio: è personalizzabile — una vera miniera d’oro per la pubblicità — e, ciliegina sulla torta, è garantito a vita.

Nel 1936 e l’avventura promette bene. E così sarà. Le cose si muovono in fretta, molto in fretta. L’anno successivo, Blaisdell arrotonda i bordi dell’oggetto, inizialmente piuttosto spigolosi. Nel 1939, crea una gamma sportiva personalizzata e un “fratello maggiore” in oro massiccio 14 carati.

Lo Zippo è pronto per andare in guerra… Accompagnerà i GI sulle spiagge della Normandia nel ’44, così come li accompagnerà in Vietnam vent’anni dopo.

Nel dopoguerra arriva la consacrazione al cinema! Lo Zippo appare in più di 2.000 film e serie televisive. Anche i pubblicitari faranno a gara per apparire sulla prestigiosa scocca cromata: i marchi di sigarette in prima fila, ma anche Lee Cooper, Coca-Cola, Jack Daniel’s e l’immancabile Harley. Persino il marchio di prêt-à-porter in pelle francese Chevignon si lascerà tentare.

Come ogni fenomeno di moda che si rispetti, lo Zippo vanta schiere di fan in tutto il mondo, dove nascono tantissimi club di collezionisti che garantiscono non meno del 20% delle vendite. Le serie limitate raggiungono quotazioni vertiginose. Su alcuni modelli, dei codici incisi sul fondo dell’accendino — noti solo agli appassionati — indicano l’anno e persino il mese di fabbricazione. Se ne vendono circa 80.000 al giorno. È pazzesco! Si è scatenata una “Zippo mania” incredibile!

Per celebrare questo oggetto di culto, non poteva ovviamente mancare un museo. Vi aspetta proprio di fronte alla fabbrica. A Bradford, naturalmente. Lì vi spiegheranno le diverse fasi della produzione dello Zippo a partire da una lunga lastra di ottone e quella delle cerniere in acciaio inossidabile. Vedrete come i due metalli vengono saldati, smerigliati e lucidati. Poi come avviene la placcatura, come le scocche vengono scaldate in una soluzione di nichel che funge da collante, prima di essere risciacquate cinque volte e immerse per 4 minuti in un’altra soluzione cromata… Il tutto a un ritmo infernale di quasi 3.500 pezzi all’ora! Vi spiegheranno anche la lavorazione dell’interno dell’accendino, quando lo stoppino, la pietra focaia e il sistema di accensione vengono inseriti nella scocca…

Qui si producono 12 milioni di accendini all’anno, con 400 possibilità di design e non meno di 300.000 modelli diversi. Una follia! In questo museo, i modelli più prestigiosi vi faranno sicuramente l’occhiolino, come il “full leather” e molti altri in argento o oro massiccio, lisci o con lavorazione guilloché. E, pezzo forte del “tempio”, la famosa Compressione dello scultore César.

Con il suo ZIPPO, GGB ha davvero dato fuoco al pianeta.

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